Nell’Umbanda, una religione nata in Brasile dal sincretismo dei culti africani di matrice yoruba e della religione cristiana, il Dio Assoluto, il Creatore, è chiamato Olorun. La comprensione di questa Forza sfugge alla capacità intellettiva umana, poiché il Suo Mistero non è alla portata dei cinque sensi. Così, l’uomo può avvicinarsi al Mistero solo tramite le sue molteplici manifestazioni, che potremmo considerare come dei “pezzetti” dell’unica grande Sorgente, sue qualità personificate in immagini: gli Orishas. Essi sono dunque i modi in cui Dio si manifesta nell’universo, sia sul piano materiale che in quello spirituale. Ogni Orishà è una divinità a sé stante e, nel contempo, un aspetto della Fonte Originaria; un archetipo che incarna determinate qualità e forze, tutte riconducibili alla Sorgente come Sue emanazioni, ognuna delle quali rappresenta una sfera di influenze ed energie, nonché determinati tratti psicologici dell’essere umano.
Poiché Dio è Assoluto, Esso è presente ad ogni livello dell’Essere, determinando l’esistenza di numerosi Orishas. Ogni essere vivente vibra della forza permeante del Creatore ed ogni cosa possiede una scintilla divina in sé, ogni essere umano è sensibile alla vibrazione di più Orishas, in particolare alcuni (Orishas di testa) che ne determinano carattere, modo di essere, qualità e Destino.
Orishà è, inoltre, la denominazione che presso alcune culture africane hanno ricevuto degli antenati elevati alla condizione di divinità, dotate di attributi, forze e qualità caratteristiche. Tali divinità in passato vivevano nel mondo come uomini e donne che, a seguito di una vita eroica, acquisirono il controllo di alcuni aspetti della natura (vento, tempesta, mare, ecc.) e attività umane (agricoltura, caccia, uso curativo delle piante). Per questo motivo sono poi divenuti antenati venerati, che furono elevati al rango di divinità e divennero custodi di una particolare area geografica e dei suoi attributi. Essi giunsero nelle Americhe insieme ai neri ridotti in schiavitù e vennero sincretizzati con le figure della religione cristiana, subendo altresì un mescolamento da parte degli europei, preoccupati di sedare possibili rivolte. La composizione della massa schiavizzata e della cultura che essa portava con sé è sempre stata molto eterogenea, producendo di conseguenza uno scambio di valori. A ciascun Orishà sono attribuite qualità specifiche in quanto essi sono concepiti come guardiani di alcuni aspetti della vita umana e della Natura che la sostiene.
Gli Orishà agiscono come custodi di campi di Coscienza, cercando di garantire che gli esseri umani, nel loro processo di apprendimento, compiano i passaggi di assimilazione di tutto l’insegnamento necessario per potersi realizzare. Esiste un Pantheon che raggruppa tutti gli Orishà, ognuno dei quali appartiene a una determinata Linea di Coscienza. L’insieme di queste Linee simboleggia l’intero cammino umano verso la Conoscenza. Ciascun essere umano è chiamato durante la sua vita a scalare i livelli di ognuna di queste Linee al fine di raggiungere la propria realizzazione.
Nell’Umbanda, una delle religioni afro-brasiliane, inclusiva e orizzontale, gli Orishà sono reggenti di campi vibratori specifici e sono sempre associati a un luogo naturale o a un proprio elemento: fiumi, cascate, mare, montagne, vento, pioggia, ecc. Questo fa sì che l’Umbanda possa essere considerata una religione della Natura nella sua accezione più autentica. E’ infatti dall’osservazione della Natura, dalla testimonianza dei suoi cicli e processi, che furono identificate le forze in azione sugli esseri umani, le quali vennero associate agli Orishà quali loro rappresentanti e custodi.
Esiste una gerarchia di forze, irradiate dall’alto, comandate da un Orishà che diffonde la sua natura e le sue qualità a tutte le gerarchie subordinate. Sotto l’Orishà, le falangi delle entità spirituali a lui connesse lavorano attuando i suoi scopi e le sue qualità vibratorie. Queste entità si chiamano Caboclos e Pretos Velhos; i primi vengono tradizionalmente identificati con lo spirito guerriero degli Indios, mentre i secondi sono associati con l’archetipo della calma e saggezza dei vecchi schiavi. In un’altra visione, si tratta di funzioni spirituali archetipiche collegabili a spiriti di origini, popoli e tradizioni di tutto il mondo: spiriti di Luce che, nel loro cammino evolutivo, hanno scelto di mettersi al servizio del Divino sotto il comando di determinati Orishà, occupandosi di diffondere il livello di Coscienza della linea di cui fanno parte. Essi lavorano per gli scopi della Linea di appartenenza e portano avanti al loro livello il compito che sono chiamati a svolgere, riproducendo il campo vibratorio dell’Orishà Reggente. Questa visione è in linea con la natura ricettiva e porosa dell’Umbanda, che si è aperta alle più varie fusioni interreligiose e si è ben adattata allo scenario meticcio brasiliano.
L’elevato numero di entità presenti nell’Umbanda può far ritenere che ci si trovi di fronte a una religione politeista. Tuttavia, la visione africana non è questa poiché concepisce l’esistenza di un Dio Unico e Supremo, Oludumaré o Olorun, le cui qualità divine sono state distribuite nell’universo al momento della creazione. Queste sono le qualità che vengono manifestate negli Orishà e nelle Linee che governano e costituiscono la Vita e il piano della dimensione umana. Non esistono culti dedicati a Olorun poiché la sua essenza va oltre il livello di comprensione umana, lontano dal comune cammino dell’esistenza. Gli Orishà possono essere considerati gli intermediari tra Olorun e l’umanità.
Ogni Linea possiede un polo positivo e un polo negativo. Il polo positivo è costituito da una irradiazione “continua”, passiva, che conferisce alla Linea le caratteristiche per cui è nota. Tale polo espande in modo stabile le vibrazioni della qualità che manifesta. Il polo negativo è considerato come attivo e “alternato”, nella misura in cui regola l’intensità di quello che viene irradiato dal polo positivo, in dipendenza dal bisogno di aggiustamento\adeguamento cui si va incontro. Mentre il polo positivo rimane stabile nell’irradiazione del suo campo vibratorio, il polo negativo – con i suoi Orishà reggenti – regola l’intensità della radiazione, stimolando o bloccando persone o cose in disarmonia con l’aspetto Divino che rappresenta. Questo tipo di funzionamento esprime bene la visione dell’Umbanda, per la quale gli Orishà svolgono un ruolo di regolazione e sostegno nell’evoluzione degli esseri umani verso la Consapevolezza.
Linea della Fede
Polo positivo: Oxalà
Polo negativo: Oyà
Elemento: cristallo
Linea dell’Amore
Polo positivo: Oxum
Polo negativo: Oxumaré
Elemento: minerale
Linea della Conoscenza
Polo positivo: Oxossi
Polo negativo: Obà
Elemento: vegetale
Linea della Giustizia
Polo positivo: Xangô
Polo negativo Yansà
Elemento: legnoso
Linea della Legge
Polo positivo: Ogum
Polo negativo: Oroinà
Elemento: eolico
Linea dell’Evoluzione
Polo positivo: Obaluaiê
Polo negativo: Nanã
Elemento: tellurico
Linea della Creazione
Polo positivo: Yemanjà
Polo negativo: Omolù
Elemento: acquatico
Considerando il fatto che nel corso del tempo i diversi gruppi etnici hanno dato forma alla propria tradizione eterogenea trasmessa oralmente, sono molte le interpretazioni di questa suddivisione in sette Linee o Troni. Ad esempio, secondo alcune versioni Yansà e Oyà sono considerate due Orishà distinti, mentre in altre vengono considerate due facce della stessa entità o forza naturale. Lo stesso dicasi per Obaluaiê e Omolù. Inoltre, esiste tutta una serie di Orishà intermediari, che occupano i punti di incontro tra le Linee e sono a un livello gerarchico inferiore.
Nell’Umbanda è diffusa l’idea che ogni persona abbia per tutta la sua vita un certo legame con uno specifico Orishà, del quale sono i figli. Tale legame è stabilito alla nascita. Tutti noi perciò abbiamo nella nostra Corona (“Ori” nella tradizione africana, uno dei modi in cui è chiamato il Chakra Coronale) specifici Orishà e condividiamo con essi alcune caratteristiche della nostra personalità. Gli Orishà trasmettono la protezione e il potere (Axé) ai propri figli attraverso i culti prescritti e l’incorporazione.
La parola “Guia” (Guida) indica sia le entità spirituali sia le collane consacrate a ogni specifico Orishà, le quali sono costituite con perline colorate e che vengono utilizzate nelle cerimonie. Le Guia esprimono la filiazione a cui si è associati (l’Orishà presente nella Corona) e, inoltre, proteggono e rafforzano l’irradiazione delle forze spirituali di appartenenza. Per questo motivo sono anche uno strumento di protezione spirituale, un amuleto, un elemento magico e una indicazione della gerarchia spirituale, nonché dell’affinità con alcune linee o grado di sviluppo medianico.
Guide
Nell’Umbanda si definiscono “guide” delle collane rituali fatte di perline di vetro colorate ed altri elementi (semi, conchiglie, pendenti in metallo, cristalli, legno, denti animali), ognuna delle quali è collegata a uno specifico Orishà. Esse hanno una funzione di protezione spirituale durante i lavori cerimoniali. Le guide assorbono gli accumuli negativi dei campi elettromagnetici, proteggendo dalle influenze negative e dagli attacchi energetici. Possono essere indossate anche quotidianamente come strumento per schermarsi dalle energie dense, poiché hanno la valenza di uno scudo. Quando una guida si rompe, vuol dire che ha svolto una funzione di difesa, assorbendo l’energia che era direzionata alla persona.
Le guide possono essere costruite appositamente per uno scopo sotto l’indicazione di un sacerdote o di un medium a seconda della necessità, dell’orientamento, delle finalità e delle influenze negative che si vogliono arginare, ma è anche possibile ricevere personalmente una richiesta da un Orishà oppure un’intuizione e basarsi sulle proprie sensazioni, ascoltando le proprie necessità del momento. E’ opportuno pulire periodicamente le guide perché possono caricarsi molto a causa delle energie accumulate.
Le guide possono servire altresì come collegamento psichico tra il medium e gli spiriti, come strumento di trattamento, come materiale di lavoro per le entità, attirando o emettendo energia. Le guide sono strettamente personali; proteggono e aumentano la forza e l’energia di chi la indossa e vanno costruite in modo rituale e per uno scopo specifico, mai per semplice estetica. Una volta assemblate, le guide vanno benedette ed energizzate in base allo scopo di utilizzo. La guida di protezione per eccellenza è quella legata alla fascia vibrazionale di Oxalà ed è di colore bianco. Esistono poi guide connesse ad ogni Linea dell’Umbanda, che lavorano in specifiche fasce vibrazionali e rappresentano tutte le entità collegate alla Linea di pertinenza. Queste ultime generalmente hanno un unico colore, a differenza delle guide delle entità, per le quali non c’è un modello unico poiché molto dipende dalle istruzioni ricevute direttamente dal medium per confezionarle.
Ogni guida ha colori ed elementi specifici che la collegano a un determinato Orishà. Esistono dei colori standard:
1)Bianco e verde per i Caboclos;
2)Rosso e nero per Exù e Pomba Giras;
3)Bianco e nero per Pretos Velhos;
4)Azzurro e rosa per i Bambini;
5)Bianco, rosso, azzurro, verde, giallo, marrone, viola per le Sette Linee dell’Umbanda.
Queste guide si costruiscono facendo il conteggio di sette perline per ogni colore.
Generalmente i medium nei lavori usano guide di protezione, guide dei propri Orishas e guide delle entità che lavorano con loro. Esse si indossano principalmente intorno al collo ma è possibile anche tenerle in mano o sul petto. Le guide indossate intorno al collo servono da collegamento tra l’Orishà (fascia vibrazionale) e l’entità che agisce in quel momento. Inoltre, aiutano a sviluppare la connessione del medium e la sua energia mentale, migliorando la trasmissione di informazioni da parte degli spiriti. Non solo, perché aumentano la medianità nell’incorporazione, quando il medium deve accrescere l’intensità della sua vibrazione.
Quando la guida viene utilizzata sul petto, facendo una croce da destra a sinistra, è a causa dello stato emozionale del medium. In tal caso, l’entità percepisce che qualche problema o stato emozionale interferisce col lavoro medianico (generalmente una chiusura del cuore), così la guida sarà utilizzata al fine di ripristinare l’equilibrio emozionale. Il gesto di fare una croce con la guida viene impiegato anche in alcuni trattamenti, ma solo su indicazione degli spiriti, altrimenti essa va indossata normalmente intorno al collo.
Le guide possono essere posizionate nelle mani quando il medium sta incorporando ed esse vengono utilizzate per effettuare dei passaggi e direzionare l’energia. Funzionano cioè da conduttore di energia, che viene emessa dal medium oppure usata per scaricare energie dense dalle persone. In questo caso, tuttavia, non c’è una regola fissa perché tutto dipende dalle entità, molte delle quali lavorano con un sigaro o la pipa per pulire le energie e scaricare quelle negative.
Va sottolineato e ricordato che le guide sono strumenti di lavoro personali e non possono essere cedute né maneggiate o usate da persone che non siano il loro proprietario, pena la contaminazione o l’interferenza vibrazionale. Le guide sono elementi rituali seri e come tali devono essere rispettate e curate. Il loro uso dovrebbe essere limitato al lavoro spirituale, all’ambiente cerimoniale, ai casi in cui si ritiene necessario indossarle. Questo per rispettare la vibrazione che rappresentano.