Obaluaê (“Figlio della Terra”) è anche conosciuto col nome di Omolu (“Figlio del Signore”) ed è l’Orishà reggente del polo positivo della Linea dell’Evoluzione. Insieme a Nanã Boroquê, Egli appartiene storicamente ad un’epoca precedente la venuta degli Orishà, come testimonia il fatto che nelle proprie cerimonie non si utilizzano oggetti in metallo, quindi si tratta di culti precedenti all’Età del Ferro, alla quale si associa Ogum. Egli è perciò legato all’ancestralità. In questa Linea regge i lavori dei Pretos Velhos. Obaluaê agisce nei passaggi tra una dimensione e l’altra, inclusa la morte. Viene riconosciuto come Orishà guaritore, tanto che gli vengono domandate preghiere per la guarigione fisica. In alcune versioni dell’Umbanda, Obaluaê si differenzia da Omolu, il quale governa il polo negativo della Linea di Generazione.
I figli di Obaluaê sono altruisti e dotati di spirito di sacrificio, ma spesso fanno fatica a mostrare soddisfazione o contentezza.
Obaluaê è il Signore della crosta terrestre, figlio di Nanã, raffigurato con una veste di paglia che lo ricopre da capo a piedi per nascondere la sua pelle martoriata dalle piaghe. Legato all’elemento terra, che ci accoglie dopo la morte, è conosciuto come “il medico dei poveri” ed è uno degli Orishas più caritatevoli, in quanto ha la missione di guarire gli ammalati o di facilitarne il trapasso senza sofferenza. E’ sincretizzato con San Lazzaro, il Signore dei cimiteri, rappresentato come uno scheletro coperto da un mantello, che siede su un trono al centro del cimitero. Obaluaê è il fiscalizzatore delle anime e il guardiano della porta verso l’altro mondo, cioè del cimitero, nella cui terra ogni male viene accolto e ogni energia negativa viene purificata. Egli è misericordioso ma, a volte, mostra il suo volto terribile, portando devastazione e morte. Viene invocato per porre fine a una situazione, per fare spazio al nuovo e rimuovere il vecchio.
Obaluaê è il Signore dei Passaggi e governa l’apertura dei portali, come quello dalla vita alla morte. Possiede un’energia di trasmutazione che ci stimola e guida verso l’evoluzione personale, la guarigione, il cambiamento di schemi mentali, abitudini meccaniche ed emozioni di bassa frequenza. E’ il Signore della Terra, della materia e del mondo materiale. Inoltre, Obaluaê è il Guaritore, Colui che cura le malattie. Il mito infatti ci dice che questo Orishà, figlio di Nanã e Oxalà, fosse nato con l’intero corpo coperto di ferite. Per tale motivo, la madre lo lasciò in riva al mare, affinché Yemanjà potesse prendersene cura. Obaluaê ricevette da Ogum una veste completamente coperta di paglia, così che le ferite venissero celate. Nel giorno della festa di tutte le divinità, Obaluaê si nascose per osservare i festeggiamenti da lontano, in quanto si vergognava molto del suo corpo. Ma Yansã soffiò via col suo vento la veste di Obaluaê, rivelando un corpo sano e forte. Le ferite si erano trasformate ed erano cadute a terra sotto forma di grani bianchi come quelli del popcorn, che fa parte delle offerte a questo Orishà. Egli è anche in grado di scacciare gli spiriti malevoli e di pulire persone ed ambienti dalle energie dense o negative. Per questo motivo è spesso invocato come protettore.
Giorno: lunedì
Parola o Azione: guarire, trascendere, stabilizzare
Richiesta: guarigione fisica, salute
Elemento: tellurico
Punto di forza: cimitero
Sincretismo: San Lazzaro
Colore: viola
Saluto: Atotô, Obaluayê!
Simbolo: due lance di legno accanto a un vaso di terracotta, col fondo pieno di buchi
Oggetti: scopa per allontanare gli insetti, machete
Ombra: pessimismo, desiderio di espiazione