Tessitura e Destino… una stessa realtà. Gli antichi popoli del Mediterraneo immaginavano che nell’indole di ciascuno di noi alla nascita fosse stato creato un ordito che stabiliva il corso della nostra vita e che era stato intrecciato da tre donne, le Norne o Parche: Cloto, Lachesi e Atropo. La prima filava il filo della vita, la seconda dispensava i Destini – assegnandone uno a ogni individuo e stabilendone anche la durata – e la terza tagliava il filo della vita al momento stabilito.

La filatura e la tessitura, attività di esclusiva pertinenza femminile, implicavano nell’antichità l’idea che le nostre vite individuali sono strutturate alla nostra nascita dalla filatura di sottili strisce di fibre, che con i loro avvolgimenti e intrecci ci mantengono lungo un certo percorso, tessendo per noi lo schema della vita.

La tessitura come simbolo dell’esistenza ritorna in molte cosmogonie. Ad esempio, i Kogi (Colombia) credono che la Terra sia un vasto telaio nel quale il sole tesse due pezze di stoffa ogni anno. L’asta superiore del telaio è data dal percorso apparente del sole lungo il cielo al momento del solstizio d’estate, mentre l’asta inferiore rappresenta il suo cammino durante il solstizio d’inverno. L’intreccio al centro è il punto di intersezione delle diagonali intrecciate dai punti dove il sole sorge e tramonta durante i due solstizi.

Fra gli indiani Navajo del Nordamerica le tessitrici si considerano ispirate direttamente dalla Grande Donna Ragno, la tessitrice originaria dell’universo. Le coperte tessute vengono considerate espressioni organiche dei poteri speciali delle donne tessitrici.

E nell’attività ripetitiva del tessere e del ricamare la mente fa silenzio e si concentra sulla ripetizione ipnotica dei gesti. In quello spazio di presenza, la voce del proprio Maestro Interiore parla e la visione può arrivare a insegnarci.